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La donna e la bicicletta

La bici le donne e la moda

“La bicicletta è uno dei simboli più pregnanti della moderna cultura popolare italiana. Dai primi del ‘900 è stata emblema di modernità e innovazione, il mezzo con cui per la prima volta, si quadruplicò la velocità oraria dei piedi”, lo strumento che evoca “l’immagine del volo, la leggerezza, il vento in faccia, il movimento e la modernità”.

Inventata a Mannheim nel 1817 dal celebre Barone Karl Drais, la bicicletta moderna assume la forma che conosciamo nel 1885 e solo intorno al 1890 comincia a essere utilizzata dalle donne italiane. Nel 1889 era stato l’inglese Starley Brothers, marchio di macchine da cucire, a Coventry, a produrre la prima bicicletta da donna, con il tubo obliquo del telaio più basso.

 

Prima di allora, ma ancora per molto tempo specie nell’Italia dalla Toscana in giù, la bicicletta è stata ritenuta sconveniente: “scomponeva le vesti: dei preti, degli ufficiali e delle donne”. Non così in Francia. “Il convegno femminista di Parigi del 1896”, riferisce il professore, “definisce la bicicletta «egualitaria e livellatrice »”.

Sul finire del secolo, l’attrice Sarah Bernhardt concede la sua immagine alla pubblicità delle biciclette pedalando sugli Champs Élysées. Nel 1911, continua lo storico, “una sfilata di moda a Parigi segna l’esordio in Europa della gonna a pantalone”.

Due settimane dopo, la cronaca del Corriere della Sera annotava che due donne, nella Galleria Vittorio II a Milano, erano state letteralmente assediate per aver osato vestire quello strano ibrido tra gonna e pantaloni che il mondo anglosassone e francese aveva già, non senza difficoltà, sdoganato. Nel 1895, il poeta simbolista Stéphane Mallarmé, dialogando con Charles Morice per Le Gaulois, così rispose alla domanda su come debba vestirsi una donna per andare in bicicletta.

Così, mentre il resto del mondo (evoluto), pur con le sue titubanze, elevava la bicicletta a simbolo delle istanze emancipatorie femministe, mentre le suffragette alla ricerca del voto femminile in Gran Bretagna usavano e sbandieravano la bicicletta come strumento amico e liberatorio, mentre il sociologo statunitense Thorstein Veblen, a fine 1800, definiva il corsetto l’impedimento più efficace a ogni attività fisica utile, al pari della gonna o dei tacchi delle scarpe, l’Italia più conservatrice e cattolica, le femministe stesse, non capirono, anzi negarono, la portata rivoluzionaria della semplice bicicletta.

Mai compagna di dolce vita, piuttosto protagonista, con Ladri di biciclette (1948) del neorealismo cinematografico italiano e della fatica di sbarcare il lunario, “la bicicletta”, conclude il professore, “è oggi portatrice di un nuovo umanesimo”: di felicità gentile, di moderna sostenibilità, di uno stile di vita più sano e compatibile con il grido di allarme di Greta Thunberg. A chi come lei grida “ci state rubando i sogni.

Lucca Bike Evolution 2022 – Esposizione internazionale della Bicicletta 24-25-26.06.2022